lunedì 18 giugno 2012

Poesia: Teatro

Teatro
fr. Angelo Tricomi

Teatri, maschere e pupi
attori allegri, ilari o cupi,
lentamente il sipario è rilassato
per dar vita ai miti del passato.

Giochi di luce, intrecci di parole
toccano il cuore, ci fanno sognare.
Le maschere sulla scena sono sole
atmosfera misteriosa, pathos da creare.

Abiti d’epoca inducono l’attore
ad immedesimarsi nella propria parte,
colloqui o soliloqui fatti con ardore
trame di miti rappresentati con arte.

Il teatro vive nella scena del modo
ad ognuno di noi il suo copione
con magistrale arte e viva passione
donare ciò che giace nel profondo.

La maschera indossata nella circostanza
resta solo timida baldanza…,
coerenza con se stessi condivisione di vita…..
la forza della storia resta in noi scolpita.

sabato 19 maggio 2012

Poesia: Povera luna!


Povera luna!
fr. Angelo Tricomi.

Luna dai mille volti,
ora gialla, ora bianca, ora rossa;
sei destabile come non molti,
la tua misera maschera non produce scossa

Molte coppiette ti cercano,
sei testimone di molti giuramenti,
Poeti, scrittori ti decantano,
tu gelida in cuor tuo menti (paventi)

Invano stai lassù appesa al cielo,
ti celi al pianto dell’uomo solo.
Sei codarda oh luna cara,
non ispiri chi ha vita amara

Di notte ti specchi, vanitosa,
nello scintillio del mar, statica posa;
non sei l’oggetto dell’amore
che nell’incanto ha schiuso il suo fiore.

Per una sol cosa io ti invidio,
come quando cupo e nel tedio,
sei sempre lì ad aspettare
dalle cotte amore ispirare.

Non sei tu la mia fonte ispiratrice,
vorresti saperlo, ma non ti si addice;
è l’amor mio che porto nel cuore,
mi eleva, mi innalza, mi da calore.

venerdì 20 aprile 2012

Serpente metallico. Poesia.

Serpente metallico
fr. Angelo Tricomi

Rete di fili sospese a mezz’aria,
voce gracchiante, annunzia orari,
tabelle di partenze come fari,
scatolette di sardine, rete ferroviaria.

Discorsi futili, teneri sorrisi,
rendono agevole le ore di cammino.
Sbuffa il serpente metallico in crisi,
per acquietar l’animo del pellegrino.

Gli scambi di numero creano confusione,
in cabina, si anima la discussione,
torna la calma, si schiaccia un pisolino,
mentre la natura corre, dal finestrino.

Dalla cabina, immagini corrono veloci,
monti, mari e alberi, attirano l’attenzione,
s’eleva la mente a ricordi audaci,
paziente attesa per la destinazione.

Sui binari, la vita scorre velocemente,
nostalgia di un passato struggente,
emozioni affollano il cuore,
fiduciosa speranza per un futuro migliore.

domenica 1 aprile 2012

Poesia: Il gemito della Madre



Il gemito della Madre
fr. Angelo Tricomi
1        Dal grembo alla croce la Madre stava,
l’animo infelice, lacerato dal dolore,
per suo Figlio sulla croce gemeva.
Piange Maria per l’orrida sciagura,
generosa versava lacrime d’amore,
all’ora nona anche il sole si oscura.
2        Giovane Madre, a Betlemme gioiosa,
sul Golgota soffri al ceppo infranto,
Oh Madre di Dio e della chiesa sposa.
Mira il volto madido del Figlio chino,
eleva al cielo il doloroso pianto,
da sola combatti l’empio destino.
3        Il frutto dell’amore pende dalla croce,
ha le labbra dissetate d’amaro fiele,
inerte, lotta l’empio atroce.
Un grido straziante dal patibolo si udì,
parole dolorose e dolci come miele
il cuore della Madre rabbrividì,
4        “Salva te stesso” l’insultano i passanti,
         imperterrito s’accanisce il truce empio
         unica tua verità, salvare gli erranti.
Le tenebre scesero, il cielo oscurò,
tutto è compiuto”, vetusto scempio
traballa la terra, il velo del tempio si lacerò.
5        Il corpo senza vita dalla croce è schiodato,
         Cristo scende agli inferi, avvolto nel sudario:
         oh Vergine Maria il tuo animo è turbato.
         Piegasti le ginocchia per la grande umiliazione
         finisti faccia a terra sul monte del calvario
dolore atroce per l’umana condizione
6        Oh Madre! Tremendo desiderio in cuore serbi,
         il suo corpo inerte, sulle ginocchia adagi
         abbracci tuo Figlio, memoria degli anni acerbi.
         Carezzi il viso esangue, segnato dalla morte,
         partorir vorresti e ridargli vita piena di agi,
         o spirar con Lui e seguire la sua sorte.
7        Il mondo ode l’amaro pianto,
della dolente Madre sconsolata,
e si unisce a te Maria nel triste canto.
Il figlio è avvolto nel sudario,
un macigno…, e la tomba è sbarrata,
empietà atroce, l’umano scenario.
8        Oh Maria Vergine, dal cuore contristato,
         sospiri singulta, più lacrime non hai,
tu sei sostenuta dall’amore non amato.
Tu soffri mortalmente, al pari di Dio Padre
per confortare l’uomo, più speranza dai.
         Nel cuore dell’umanità, tu stai: oh Madre!
9        O Vergine Maria, Madre della tenerezza,
a te noi ricorriamo per sostenerci nella fede
liberaci dal male fortificaci nella debolezza.

Ascolta la preghiera di noi miseri mortali
e ai piedi di tuo figlio ognuno chiede,
le grazie per renderci immortali.

domenica 4 marzo 2012

Poesia: U vaddruni (Il boschetto)


U vaddruni (Il boschetto)
Fr. Angelo Tricomi

Radi filari di eucaliptus
rami secchi, foglie gialle
come anziana donna che non usa più la sua truss
conservi i nostri segreti… ricordi belli.

Nella tua lussureggiante stagione,
accoglievi noi infanti al tuo seno,
fonte di nuove esperienze,
di giochi, urla e future speranze.

Dai tuoi rami mossi dal vento,
fuggono gli uccelli di spavento
le stoppie in fiamme ardono all’istante
terra bruciata per mano di un infamante.

Quante avversità hai sopportato
che ti hanno reso così sminuito
nessun bambino gioca più alla tua ombra
sei colmo di rifiuti a quanto sembra.

sabato 3 marzo 2012

Riflessione al Vangelo di Marco 9,2-10

Riflessione:
Gesù prese con sé i tre discepoli che prediliggeva, infatti anche in altre circostanze particolari vediamo sempre loro tre presenti, Pietro, Giacomo e Giovanni. Gesù li condusse in un monte alto.
Nel sentimento religioso, i monti sono i luoghi più prossimi al divino per il loro innalzarsi verso il cielo.
Quando furono sul monte, Gesù si trasfigurò sotto lo sguardo impaurito e meravigliato dei tre discepoli. A quel momento di meraviglia si aggiunge l'apparizione di Elia con Mosè a testimonianza che il mandato di Gesù non è invenzione umana ma divina. Mosè ed Elia rappresentano la fede storica del popolo di Israele e qui appaiono per dare testimonianza delle origini di Gesù e della sua bellezza divina, manifestata nelle vesti candide. 
Ai fatti inspiegabili, l'uomo reagisce in modo bizzarro, così recita il testo: "Infatti non sapeva che cosa dire".
Ma quell'evento non ha ancora terminato di stupire i tre discepoli: la nube li avvolse nell'ombra e uscì una voce dalla nube: "Questi è il figlio mio prediletto; ascoltatelo!".
La teofania, o la manifestazione divina, si è appena realizzata.
Questo passaggio mi richiama alla mente la teofania del battesimo, e in particolare, l'imperativo "ascoltatelo" mi richiama alla mente le nozze di Cana, dove a pronunciare questa parola è Maria quando si rivolge ai camerieri.
Quando si afferra la realtà di un evento esso ci conduce alla realtà attuale, ed è ciò che avvenne ai tre discepoli, subito..., non videro più nessuno, se non Gesù solo.
Cosa ci dice oggi quell'imperativo pronunciato non da Maria ma dalla voce divina?
Ascoltatelo. Questo imperativo richiama l'importanza dell'ascolto prima di dire o fare qualcosa. Se non si ascolta non sapremo mai quali sono le esigenze di chi o di cosa ci sta attorno. Se io non ascolto il fratello che parla, come posso sapere cosa dice o chiede? Quindi l'ascolto lo definisco una finestra che si apre al mondo interiore dell'altro senza dimenticare che l'ascolto apre  uno spiraglio anche nella vita divina, soprannaturale.
Impariamo l'ascolto e impareremo a conoscere Dio e l'altro.
Pace e bene!