lunedì 21 maggio 2012
sabato 19 maggio 2012
Poesia: Povera luna!
fr. Angelo Tricomi.
Luna dai mille volti,
ora gialla, ora bianca, ora
rossa;
sei destabile come non molti,
la tua misera maschera non
produce scossa
Molte coppiette ti cercano,
sei testimone di molti
giuramenti,
Poeti, scrittori ti decantano,
tu gelida in cuor tuo menti
(paventi)
Invano stai lassù appesa al
cielo,
ti celi al pianto dell’uomo
solo.
Sei codarda oh luna cara,
non ispiri chi ha vita amara
Di notte ti specchi, vanitosa,
nello scintillio del mar,
statica posa;
non sei l’oggetto dell’amore
che nell’incanto ha schiuso
il suo fiore.
Per una sol cosa io ti
invidio,
come quando cupo e nel tedio,
sei sempre lì ad aspettare
dalle cotte amore ispirare.
Non sei tu la mia fonte
ispiratrice,
vorresti saperlo, ma non ti
si addice;
è l’amor mio che porto nel
cuore,
mi eleva, mi innalza, mi da calore.
venerdì 20 aprile 2012
Serpente metallico. Poesia.
Serpente metallico
fr. Angelo Tricomi
Rete di fili sospese a
mezz’aria,
voce gracchiante, annunzia
orari,
tabelle di partenze come
fari,
scatolette di sardine, rete
ferroviaria.
Discorsi futili, teneri
sorrisi,
rendono agevole le ore di
cammino.
Sbuffa il serpente metallico
in crisi,
per acquietar l’animo del
pellegrino.
Gli scambi di numero creano
confusione,
in cabina, si anima la
discussione,
torna la calma, si schiaccia
un pisolino,
mentre la natura corre, dal
finestrino.
Dalla cabina, immagini
corrono veloci,
monti, mari e alberi,
attirano l’attenzione,
s’eleva la mente a ricordi
audaci,
paziente attesa per la
destinazione.
Sui binari, la vita scorre
velocemente,
nostalgia di un passato
struggente,
emozioni affollano il cuore,
fiduciosa speranza per un
futuro migliore.
domenica 1 aprile 2012
Poesia: Il gemito della Madre
Il gemito della Madre
fr. Angelo Tricomi
1 Dal grembo alla croce la Madre stava,
l’animo
infelice, lacerato dal dolore,
per
suo Figlio sulla croce gemeva.
Piange Maria per l’orrida sciagura,
generosa
versava lacrime d’amore,
all’ora
nona anche il sole si oscura.
2 Giovane Madre, a Betlemme gioiosa,
sul
Golgota soffri al ceppo infranto,
Oh
Madre di Dio e della chiesa sposa.
Mira il volto madido del Figlio chino,
eleva
al cielo il doloroso pianto,
da sola combatti l’empio destino.
3 Il frutto dell’amore pende dalla croce,
ha
le labbra dissetate d’amaro fiele,
inerte,
lotta l’empio atroce.
Un grido straziante dal patibolo si udì,
parole
dolorose e dolci come miele
il
cuore della Madre rabbrividì,
4 “Salva
te stesso” l’insultano i passanti,
imperterrito s’accanisce il truce empio
unica tua verità, salvare gli erranti.
Le tenebre scesero, il cielo oscurò,
“tutto è compiuto”, vetusto scempio
traballa
la terra, il velo del tempio si lacerò.
5 Il corpo senza vita dalla croce è
schiodato,
Cristo scende agli inferi, avvolto nel sudario:
oh Vergine Maria il tuo animo è turbato.
Piegasti le ginocchia per la grande
umiliazione
finisti faccia a terra sul monte del calvario
dolore
atroce per l’umana condizione
6 Oh Madre! Tremendo desiderio in cuore serbi,
il suo corpo inerte, sulle ginocchia adagi
abbracci tuo Figlio, memoria degli anni acerbi.
Carezzi il viso esangue, segnato dalla
morte,
partorir vorresti e ridargli vita piena di agi,
o spirar con Lui e seguire la sua sorte.
7 Il mondo ode l’amaro pianto,
della
dolente Madre sconsolata,
e si
unisce a te Maria nel triste canto.
Il figlio è avvolto nel sudario,
un
macigno…, e la tomba è sbarrata,
empietà
atroce, l’umano scenario.
8 Oh Maria Vergine, dal cuore contristato,
sospiri singulta, più lacrime non hai,
tu
sei sostenuta dall’amore non amato.
Tu soffri mortalmente, al pari di Dio Padre
per
confortare l’uomo, più speranza dai.
Nel cuore dell’umanità, tu stai: oh Madre!
9 O Vergine Maria, Madre della tenerezza,
a
te noi ricorriamo per sostenerci nella fede
liberaci
dal male fortificaci nella debolezza.
Ascolta la preghiera di noi miseri mortali
e
ai piedi di tuo figlio ognuno chiede,
le
grazie per renderci immortali.
domenica 4 marzo 2012
Poesia: U vaddruni (Il boschetto)
U vaddruni (Il boschetto)
Fr. Angelo Tricomi
Radi filari di eucaliptus
rami secchi, foglie gialle
come anziana donna che non
usa più la sua truss
conservi i nostri segreti…
ricordi belli.
Nella tua lussureggiante
stagione,
accoglievi noi infanti al tuo
seno,
fonte di nuove esperienze,
di giochi, urla e future
speranze.
Dai tuoi rami mossi dal
vento,
fuggono gli uccelli di
spavento
le stoppie in fiamme ardono
all’istante
terra bruciata per mano di un
infamante.
Quante avversità hai sopportato
che ti hanno reso così
sminuito
nessun bambino gioca più alla
tua ombra
sei colmo di rifiuti a quanto
sembra.
sabato 3 marzo 2012
Riflessione al Vangelo di Marco 9,2-10
Riflessione:
Gesù prese con sé i tre discepoli che prediliggeva, infatti anche in altre circostanze particolari vediamo sempre loro tre presenti, Pietro, Giacomo e Giovanni. Gesù li condusse in un monte alto.
Nel sentimento religioso, i monti sono i luoghi più prossimi al divino per il loro innalzarsi verso il cielo.
Quando furono sul monte, Gesù si trasfigurò sotto lo sguardo impaurito e meravigliato dei tre discepoli. A quel momento di meraviglia si aggiunge l'apparizione di Elia con Mosè a testimonianza che il mandato di Gesù non è invenzione umana ma divina. Mosè ed Elia rappresentano la fede storica del popolo di Israele e qui appaiono per dare testimonianza delle origini di Gesù e della sua bellezza divina, manifestata nelle vesti candide.
Ai fatti inspiegabili, l'uomo reagisce in modo bizzarro, così recita il testo: "Infatti non sapeva che cosa dire".
Ma quell'evento non ha ancora terminato di stupire i tre discepoli: la nube li avvolse nell'ombra e uscì una voce dalla nube: "Questi è il figlio mio prediletto; ascoltatelo!".
La teofania, o la manifestazione divina, si è appena realizzata.
Questo passaggio mi richiama alla mente la teofania del battesimo, e in particolare, l'imperativo "ascoltatelo" mi richiama alla mente le nozze di Cana, dove a pronunciare questa parola è Maria quando si rivolge ai camerieri.
Quando si afferra la realtà di un evento esso ci conduce alla realtà attuale, ed è ciò che avvenne ai tre discepoli, subito..., non videro più nessuno, se non Gesù solo.
Cosa ci dice oggi quell'imperativo pronunciato non da Maria ma dalla voce divina?
Ascoltatelo. Questo imperativo richiama l'importanza dell'ascolto prima di dire o fare qualcosa. Se non si ascolta non sapremo mai quali sono le esigenze di chi o di cosa ci sta attorno. Se io non ascolto il fratello che parla, come posso sapere cosa dice o chiede? Quindi l'ascolto lo definisco una finestra che si apre al mondo interiore dell'altro senza dimenticare che l'ascolto apre uno spiraglio anche nella vita divina, soprannaturale.
Impariamo l'ascolto e impareremo a conoscere Dio e l'altro.
Pace e bene!
Gesù prese con sé i tre discepoli che prediliggeva, infatti anche in altre circostanze particolari vediamo sempre loro tre presenti, Pietro, Giacomo e Giovanni. Gesù li condusse in un monte alto.
Nel sentimento religioso, i monti sono i luoghi più prossimi al divino per il loro innalzarsi verso il cielo.
Quando furono sul monte, Gesù si trasfigurò sotto lo sguardo impaurito e meravigliato dei tre discepoli. A quel momento di meraviglia si aggiunge l'apparizione di Elia con Mosè a testimonianza che il mandato di Gesù non è invenzione umana ma divina. Mosè ed Elia rappresentano la fede storica del popolo di Israele e qui appaiono per dare testimonianza delle origini di Gesù e della sua bellezza divina, manifestata nelle vesti candide.
Ai fatti inspiegabili, l'uomo reagisce in modo bizzarro, così recita il testo: "Infatti non sapeva che cosa dire".
Ma quell'evento non ha ancora terminato di stupire i tre discepoli: la nube li avvolse nell'ombra e uscì una voce dalla nube: "Questi è il figlio mio prediletto; ascoltatelo!".
La teofania, o la manifestazione divina, si è appena realizzata.
Questo passaggio mi richiama alla mente la teofania del battesimo, e in particolare, l'imperativo "ascoltatelo" mi richiama alla mente le nozze di Cana, dove a pronunciare questa parola è Maria quando si rivolge ai camerieri.
Quando si afferra la realtà di un evento esso ci conduce alla realtà attuale, ed è ciò che avvenne ai tre discepoli, subito..., non videro più nessuno, se non Gesù solo.
Cosa ci dice oggi quell'imperativo pronunciato non da Maria ma dalla voce divina?
Ascoltatelo. Questo imperativo richiama l'importanza dell'ascolto prima di dire o fare qualcosa. Se non si ascolta non sapremo mai quali sono le esigenze di chi o di cosa ci sta attorno. Se io non ascolto il fratello che parla, come posso sapere cosa dice o chiede? Quindi l'ascolto lo definisco una finestra che si apre al mondo interiore dell'altro senza dimenticare che l'ascolto apre uno spiraglio anche nella vita divina, soprannaturale.
Impariamo l'ascolto e impareremo a conoscere Dio e l'altro.
Pace e bene!
giovedì 1 marzo 2012
Iscriviti a:
Post (Atom)






